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divulgazione scientifica

Esperti e studenti a confronto

18 Set. 2009 | categoria N.04 - Settembre 2009, progetti | Leggi tutto | Nessun commento

Ragazzi e scienziati che discutono insieme di temi scientifici dal forte impatto sociale, in un processo partecipativo di costruzione della conoscenza: ecco il cuore del progetto Percezione e consapevolezza della scienza, ideato dal Cnr.

di Alba L’Astorina, Loredana Cerbara, Luciana Libutti, Adriana Valente

pannelli1Da una recente indagine sulle attività di comunicazione degli istituti del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) risulta che, dopo i rappresentanti del mondo industriale e gli amministratori pubblici, gli studenti siano il pubblico privilegiato a cui i ricercatori si rivolgono per comunicare i contenuti scientifici delle loro attività. Sotto formula di lezioni didattiche in classe, di laboratori aperti agli studenti negli stessi istituti di ricerca, o di interventi inseriti nella cornice di festival o iniziative museali, l’incontro diretto tra studenti e scienziati si fa sempre più frequente.

I limiti della divulgazione

Secondo quanto riferiscono gli stessi ricercatori nella citata indagine, la comunicazione verso gli studenti è preferita perché percepita come più facile e meno “rischiosa” rispetto a quella rivolta ad altri soggetti, come i media o il pubblico generico, da cui ci si sente spesso “fraintesi”. Ma, analizzando il modello di comunicazione che caratterizza la relazione tra studenti ed esperti in questi incontri, si scopre che di solito esso non va molto oltre la formula della divulgazione. Non che la divulgazione scientifica non sia importante e utile, soprattutto se ben fatta; essa, però, propone un modello lineare di interazione tra scienziati e studenti, a senso unico e aproblematico, che non valorizza la multidirezionalità né i contributi che potrebbero venire dai ragazzi. Inoltre, nel timore che la complessità di alcuni argomenti scientifici possa creare difficoltà e suscitare distacco, spesso la scienza oggetto di questa comunicazione viene semplificata, privata di ogni riferimento alle revisioni, alle incertezze, agli errori e alle controversie che invece caratterizzano il dibattito interno alla scienza. E tutto ciò non aiuta la costruzione del pensiero scientifico – per il quale sono necessari il rigore, ma anche la possibilità di coltivare il dubbio, nella legittima ricerca di conoscenza e di soluzioni – che pure dovrebbe essere la finalità della comunicazione degli scienziati con gli studenti.

Un soggetto articolato, un confronto a più voci

Portare nelle scuole la ricchezza e l’articolazione del dibattito scientifico, inclusa l’unavoidable uncertainty, l’inevitabile componente di incertezza della scienza (base e alimento del metodo scientifico) di cui parla Brian Trench, valorizzando un percorso innovativo di studio, di partecipazione e di confronto tra giovani ed esperti, è invece il principale obiettivo del progetto Percezione e Consapevolezza della Scienza – Ethics and Polemics (Pas) che un gruppo di ricerca del Cnr porta avanti da alcuni anni. A questa tensione del progetto verso la proposizione e sperimentazione di modelli comunicativi si affianca l’intento di osservare la realtà entro cui si opera, in vista di una migliore comprensione della stessa e di una crescita di consapevolezza in tutti i partecipanti. A tal fine, al dibattito con gli esperti il progetto affianca sempre un’attività investigativa, volta a cogliere la percezione degli studenti sui temi proposti nel dibattito e sui valori della scienza, mediante questionari distribuiti all’inizio e alla fine del percorso comunicativo e formativo.

Scienza in divenire

La proposta del progetto Pas consiste nell’organizzazione di gruppi di studio e di confronto tra giovani provenienti da classi di scuole secondarie inferiori e superiori di varie città italiane su una serie di temi scientifici attuali dal forte impatto sociale. Successivamente, gli stessi temi vengono ripresi e discussi in un pubblico dibattito con gli esperti. Finora hanno preso parte all’attività scuole di Bologna, Milano, Napoli e Roma. Il campione di scuole partecipanti è stato selezionato in modo tale da prevedere la presenza di almeno una scuola per ciascun indirizzo scolastico e tenendo conto di un’equa distribuzione tra scuole del centro e di periferia. Come accennato, gli argomenti oggetto del dibattito non appartengono alla sfera della cosiddetta “scienza consolidata”, la scienza che solitamente si studia a scuola ed è presente nei libri di testo, quella fatta di leggi e formule da imparare o sperimentare. Piuttosto, fanno parte di quella che il sociologo della scienza francese Bruno Latour chiama “scienza in divenire”. Si tratta di temi la cui portata esce dai laboratori scientifici per coinvolgere con questioni etiche e civili vari livelli della nostra società: politico, amministrativo, economico. Infatti, gli argomenti trattati finora (Ogm, elettrosmog, ricerca spaziale, cambiamenti climatici, crisi idrica) presentano una complessità di componenti – critiche, interdisciplinari,
problematiche – che sono state tutte oggetto del dibattito. L’obiettivo formativo del progetto si collega a quello di valorizzare la partecipazione attiva al dibattito scientifico e sociale sulla base di un percorso che prevede una serie precisa di passaggi.

1. Attivazione della conoscenza tacita

Il punto di partenza del progetto non è costituito, come solitamente avviene, dalle conoscenze esperte, bensì da quelle “tacite” possedute da ogni studente, che costituiscono il tratto distintivo della sua relazione con il tema e che vengono fatte riaffiorare alla consapevolezza individuale e collettiva attraverso la metodologia partecipativa. In particolare, negli ultimi anni, come modalità partecipativa si è scelta la cosiddetta tecnica di discussione visualizzata Metaplan, che prevede momenti individuali di riflessione, scambio di idee con i compagni e rielaborazione del tema a livello collettivo. Da questa sequenza emerge così quella “conoscenza tacita” del tema che l’individuo/gruppo non sa di possedere e che, attraverso l’organizzazione delle idee affiorate nel corso della discussione, consente a ciascuno di impegnarsi in prima persona per l’analisi e la scoperta di possibili soluzioni. Nell’ultimo anno di progetto (anno scolastico 2007/2008), per esempio, l’argomento scelto per la discussione è stato la crisi idrica. Per far emergere la conoscenza tacita, è stato organizzato un Metaplan all’inizio del progetto, quando i ragazzi non avevano ancora consultato la documentazione fornita dal Cnr e dunque non conoscevano “nulla” dell’argomento. La domanda di partenza della discussione era: «La crisi idrica è (o non è) un problema per me e perché?». Gli studenti hanno così scoperto una relazione con il tema proposto che non sapevano di avere. La tecnica ha funzionato anche da motivazione per il dibattito: scoprire una relazione con l’argomento che non si immaginava di avere, infatti, motiva gli studenti ad approfondire il tema, a partecipare anche alle altre fasi di preparazione al dibattito scientifico, a portare allo stesso il proprio contributo individuale.

2. Documentazione/informazione

Al centro del percorso vi è l’attività di studio sulla documentazione scientifica selezionata dal Cnr sulla base di precisi criteri: attendibilità e pluralità delle fonti, pluralismo delle opinioni e dei punti di vista degli attori tecnico-scientifici e sociali in gioco, a livello sia nazionale sia internazionale. La documentazione viene poi integrata da ricerche e approfondimenti proposti dagli stessi studenti, assecondando gli aspetti del tema che li interessano maggiormente. Questa fase è molto importante perché, sebbene un’informazione adeguata da sola non sia sufficiente a far partecipare i giovani al dibattito, senza una corretta ricerca documentaria non è comunque possibile coltivare un interesse e maturare alcun tipo di atteggiamento rispetto alla scienza. Da una buona informazione dipende la qualità della partecipazione: solo uno studente informato può assumere un ruolo attivo e critico nel dibattito.

3. Comunicazione

Dal momento in cui viene fornita la documentazione, il gruppo (cioè la classe) avvia una discussione al proprio interno sull’argomento, in cui l’insegnante svolge il ruolo di tutor. In questa fase è valorizzato il dialogo informale tra i membri del gruppo, che assumono un ruolo centrale e interagiscono tra loro. Il dibattito e i processi deliberativi all’interno dei gruppi vengono sollecitati per un momento di crescita di conoscenze. Attraverso la collaborazione e la discussione, i gruppi si formano idee proprie, tentano di formulare proposte. In una parola, dalle conoscenze individuali si arriva alla costruzione di collective wisdom, di un patrimonio collettivo di conoscenza.

4. Partecipazione attiva

Ha luogo il pubblico dibattito con gli esperti; i gruppi assumono un ruolo attivo e fanno domande mentre gli esperti, che rappresentano punti di vista differenti riguardo all’argomento scelto, tentano di rispondere e di accogliere i punti di vista degli studenti. Nel corso degli anni si è andati sempre di più verso la valorizzazione degli aspetti partecipativi del progetto, allo scopo di far diventare il dibattito un vero e proprio “luogo di cambiamento”, aperto all’apporto di ciascuno. Così, dopo i primi anni di follow up in cui alcuni studenti proponevano propri elaborati a seguito del dibattito (presentazioni multimediali, video, interventi), a conclusione dell’ultima esperienza per alcune classi si è sperimentata una pratica partecipativa più consolidata, sebbene introdotta per la prima volta nel contesto scolastico: il metodo Open Space Technology. Si tratta di una metodologia ad assemblea aperta che punta sulla capacità di auto-organizzazione dei partecipanti, il cui unico vincolo è l’assunzione di responsabilità in tempi brevi e certi. In pratica, i ragazzi e le ragazze, suddivisi in piccoli gruppi, propongono e discutono e, con l’aiuto dei tutor, approfondiscono i temi ritenuti prioritari, costruendo in breve tempo un’agenda partecipata che verrà messa a disposizione dell’intera assemblea.

Una nuova relazione tra scienziati e studenti

Fin dalla sua origine, il progetto Pas ha avuto il carattere di “pratica sperimentale”, introducendo una versione originale del concetto di comunicazione, che in questo contesto assume l’accezione di partecipazione al processo di produzione della conoscenza. Se è vero, come diceva anche Bruno Bettelheim, che un interesse profondo e duraturo si può nutrire solo verso qualcosa che si sia contribuito a costruire, allora per gli stessi ricercatori diventa fondamentale, più che correre a svelare l’ultima verità della scienza, contribuire a costruire dei luoghi della comunicazione, in cui i ricercatori stessi, insieme a docenti, tutor, studenti ed esperti, siano tutti parte del processo di cambiamento. Questo il vero senso dei seminari partecipativi, il cui obiettivo è costruire delle “arene”, per dirla con Bonneuil, Joly e Marris, cioè «luoghi in cui attori individuali e collettivi interagiscono per definire la dimensione normativa e cognitiva di una questione». In questo modo, il progetto Pas non si limita a rappresentare un’occasione in più per il mondo della scuola, ma punta decisamente a “fare scuola”.

Anatomia di un progetto

Il progetto Percezione e consapevolezza della scienza – Ethics and Polemics (Pas), attivato la prima volta nel 2002-2003 e considerato tuttora come progetto in divenire, è inserito nella commessa del Cnr dedicata alla comunicazione della scienza ed educazione (www.irpps.cnr.it/com_sci). Vi partecipano gli istituti del Cnr Irpps (coordinatore), Ceris e Irea; il British Council è un collaboratore fisso, mentre nel corso degli anni si sono attivate altre collaborazioni, come quella con la Fondazione Rosselli o con la Protezione civile. La metodologia del Pas è stata selezionata quale una delle due best practices italiane dal progetto europeo Form-it. Take Part in Research, che ha analizzato 160 proposte, con l’intento di «creare un set di criteri di qualità e linee guida per realizzare progetti di ricerca e cooperazione educativa e per produrre documenti di policy per decisori».

Risorse

  • A. L’ Astorina, Ricercare e comunicare: indagine conoscitiva sulle attività di comunicazione negli istituti di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche, “Working Paper Irea-Cnr”, 1, 2009 (pubblicazione in corso di stampa presso l’Ufficio divulgazione e attività istituzionali del Cnr).
  • A. Valente (a cura di), Immagini di scienza e pratiche di partecipazione, Biblink editori, Roma 2009.
  • E. Falchetti, Quale scienza, quale museo scientifico? Intervista ad Adriana Valente, in E. Falchetti, Costruire il pensiero scientifico in museo, “Museologia Scientifica Memorie ANMS”, I, 2007.
  • B. Trench, Internet, turning science communication inside-out?, Handbook of public Communication of Science and Technology, Bucchi & Trench eds, Routledge 2008.
  • B. Latour, La scienza in azione, Edizioni di Comunità, Torino 1998, p. 376.
  • L. Libutti, A. Valente, Science communication and information dissemination: the role of the information professional in the “Perception and Awareness of Science” project, “Journal of Information Science”, 2006, 32, pp. 191-197.
  • C.M. Condit, R. Parrott, T.M. Harris, Lay understanding of the relationship between race and genetics: development of a collectivized knowledge through shared discorse, “Public Understanding of Science”, 2002, 11, pp. 373-387.
  • C. Bonneuil, P.B. Joly, C. Marris, Disentrenching Experiment: the construction of GM crop field trials as a social problem, “Science, Technology and Human Values”, 2008, 33, p. 201.
  • L. Libutti, A. Valente, A. L’Astorina, M. Mayer, The Perception and Awareness of Science (PAS) Project, Bridging the Gap between Research and Science Education, International Conference, Vienna, 2008.

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Le autrici

Loredana Cerbara, Adriana Valente, Alba L’Astorina e Luciana Libutti appartengono al gruppo di ricerca del Cnr Comunicazione della scienza ed educazione, che svolge da anni attività di ricerca e di sperimentazione sui principali aspetti della comunicazione pubblica della scienza e della didattica delle scienze (ai fini di una migliore comprensione e valorizzazione del rapporto scienza-società).

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N.04 - Settembre 2009