Chimica etica
Una docente propone un percorso didattico multidisciplinare per integrare l’insegnamento della chimica a temi fondamentali e attuali come il rispetto dell’ambiente e la protezione della salute.
di Teresa Celestino
Il rispetto dell’ambiente e la protezione della salute umana sono temi di fondamentale importanza, verso i quali la consapevolezza da parte dei cittadini è destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante, per esempio nell’influenzare scelte politiche con ripercussioni sulla qualità di vita di singoli e comunità: basti pensare alle decisioni relative all’installazione di inceneritori, alle modalità di raccolta differenziata, agli incentivi per costruzioni con materiali ecologici.
Attualmente, il documento di più ampio respiro disponibile sulle politiche ecocompatibili è Agenda 21, un programma delle Nazioni unite sullo sviluppo sostenibile in cui sono riportate le linee guida che ogni governo dovrebbe seguire per attuare politiche rispettose della salute e dell’ambiente, dalla sicurezza negli ambienti di lavoro all’acquisto dei prodotti cosiddetti “verdi”. I pilastri di Agenda 21 sono rappresentati in particolare dalle tre componenti ambientale, sociale (con enfasi sulla valorizzazione di giovani, donne e stranieri) ed economica.
Agenda 21 fornisce una visione generale che dovrebbe ispirare ogni nostra azione destinata a incidere sulla realtà in cui viviamo: un approccio bottom up, che parta dalle azioni dei singoli a livello locale per influenzare fenomeni su scala globale e che dovrebbe essere condiviso anche da un’educazione ambientale che intenda essere davvero efficace. A scuola questo lo si può ottenere in più fasi: integrando i contenuti di insegnamento con la conoscenza della realtà locale; mostrando le reciproche connessioni con quella globale e individuando lo spazio d’azione nel quale agire per migliorare la situazione.
Partire dalla chimica
Tutte le discipline si prestano allo scopo di questo tipo di educazione ambientale, ma è innegabile che soprattutto le materie scientifiche, e la chimica in particolare, ne costituiscano l’ossatura più solida. Per esempio: identificare una sostanza pericolosa, escluderla dalla realizzazione di un prodotto, ideare vie alternative di sintesi sono compiti complessi, di piena pertinenza della chimica, che spesso sfuggono alla percezione del comune cittadino. Questa mancanza di consapevolezza è forse la ragione principale per la quale molte campagne ambientali spesso non funzionano. Esse agiscono a livello epidermico, senza fare leva su nozioni di carattere tecnico (che pure la scuola dovrebbe fornire); così, mentre molte associazioni promuovono l’acquisto di prodotti con marchio ambientale, i cittadini continuano a preferire omologhi non certificati a un prezzo poco inferiore. Di fatto, l’alfabetizzazione chimica del cittadino medio non è ancora sufficiente a motivare comportamenti “virtuosi” in nome della salvaguardia della propria salute.
Non solo scienza dura
Per questo ho ritenuto opportuno elaborare, a livello scolastico, un programma di alfabetizzazione chimica che, partendo da Agenda 21, evidenzi gli sforzi compiuti dalla comunità chimica per proteggere salute e ambiente, mostrando anche la stretta interdipendenza tra aspetti scientifici, legislativi ed economici. Secondo questo programma, l’analisi di Agenda 21 può servire come fase preliminare in vista di una trattazione ancora più ampia di temi di cittadinanza scientifica, ponendosi come efficace ausilio didattico per introdurre concetti chimici spesso presentati in maniera asettica e decontestualizzata. Dopo aver affrontato Agenda 21, per esempio, si può arrivare a evidenziare come il nuovo regolamento europeo di classificazione delle sostanze chimiche (Reach) abbia una forte valenza etica in termini di responsabilità individuale e collettiva, con particolare riferimento alla Corporate Social Responsibility delle aziende relativamente alla sicurezza dei prodotti immessi in circolazione. Questo comporta evidenti ricadute sul tema della prevenzione del rischio chimico, esplicitata per esempio nel nuovo sistema di etichettatura delle schede di sicurezza dei prodotti. E attenzione: la Corporate Social Responsibility non deve essere intesa solo secondo criteri strettamente scientifici. Molte industrie sfruttano risorse naturali e lavoro dei paesi in via di sviluppo, senza alcun rispetto della dignità di chi fornisce manodopera.
Il caso Itis Fase di Sabaudia
Vediamo un esempio di applicazione di tale approccio in un istituto scolastico di Sabaudia (Latina) che comprende due indirizzi: l’Istituto tecnico Fase (Fisica ambientale e sanitaria europea) e il liceo scientifico-tecnologico. Altre tipologie di scuole possono applicare un approccio simile in dipendenza dall’indirizzo di studi e dalla peculiare realtà territoriale. L’intervento didattico è stato realizzato nella classe V dell’Itis Fase, un indirizzo che prevede lo studio a livello specialistico della fisica e della chimica ambientale (per la cronaca: questo indirizzo è destinato a scomparire con la recente riforma degli indirizzi di studio).
Lo scopo del lavoro svolto è stato duplice: individuare un syllabus di conoscenze per armonizzare i programmi di studio dell’Itis con le caratteristiche ambientali della realtà locale e trasferire tale syllabus alle sezioni liceali dello stesso istituto, i cui docenti potranno utilizzarlo sia nello svolgimento delle ore curricolari sia per l’ideazione di progetti didattici pomeridiani. In questo modo l’impronta dell’Itis Fase resta nell’orientamento dei progetti didattici dell’istituto, conferendo una particolare connotazione ambientale ai percorsi curricolari e opzionali: una possibile via per evitare la frammentazione dell’offerta formativa extracurricolare che caratterizza molti istituti.
Cinque passi per cominciare il lavoro
Per formulare il syllabus l’insegnante di chimica può lavorare seguendo un percorso a tappe: 1) valutare le indicazioni ministeriali dei contenuti di insegnamento; 2) guidare gli allievi, all’inizio dell’anno scolastico, nell’analisi di Agenda 21 locale (un’articolazione a livello comunale o provinciale dei “pilastri” di Agenda 21); 3) in mancanza di questa, guidarli all’analisi del sito del Comune o della Provincia nella parte relativa alle politiche ambientali; 4) indurre la classe a chiedersi con quali strumenti si potrebbe intervenire per contribuire a sanare i problemi emersi; 5) costruire insieme alla classe un percorso integrato che tenga conto dei contenuti obbligatori e della realtà locale che emerge dallo studio dei documenti.
L’Agenda 21 locale
L’Itis Fase di Sabaudia è situato in un comune dotato di Agenda 21 locale (www.sabaudiagenda21.com). Conoscere questo documento permette ai ragazzi di individuare e analizzare i punti di forza e di debolezza del proprio territorio; particolarmente importanti sono le sezioni riferite ai fattori biotici e abiotici che caratterizzano l’ambiente naturale, con gli inevitabili problemi di inquinamento e compromissione dell’ecosistema. Le informazioni tecniche relative a questi aspetti, tuttavia, sono solitamente ostiche e devono dunque essere selezionate. Il docente, inoltre, dovrà ricorrere alle proprie conoscenze del territorio per fornire ulteriori elementi che consentano agli studenti di leggere i documenti con spirito critico, considerato che ci sono casi in cui le amministrazioni concepiscono Agenda 21 locale più come uno strumento di marketing che come un effettivo supporto alle politiche del territorio. Vediamo le principali osservazioni formulate dagli studenti dell’Itis Fase su Agenda 21 locale di Sabaudia.
Componente ambientale
Sabaudia presenta molte criticità in relazione alla gestione dei rifiuti, in gran parte dovute all’inefficiente sistema di raccolta durante l’estate, quando il flusso turistico è molto intenso. Agenda 21 locale non descrive una particolare forma di inquinamento dovuto agli scarichi industriali e agricoli che attraverso i canali della bonifica dell’Agro pontino finiscono in mare; questo problema è alla base di un progetto ecologico teso a risanare l’Agro denominato Rewetland, inserito nel programma europeo Life+. Si nota che il personale scolastico è all’oscuro di tale progetto.
Componente sociale
Agenda 21 di Sabaudia non dedica alcuna sezione alla valorizzazione dei giovani e delle donne come risorsa, né gli stranieri sono presi in minima considerazione: essi sono numerosi ma “invisibili”. Il Piano d’azione locale prevede interventi atti a favorire lo sviluppo dell’identità culturale, ma solo per la popolazione autoctona; allorché si parla di presenze straniere ci si riferisce esclusivamente ai flussi turistici. Questo accade nonostante l’esistenza di un serio problema di integrazione della componente straniera, composta per la maggior parte da indiani spesso clandestini, che lavorano nel settore agricolo in condizioni di vita molto difficili e per compensi estremamente bassi. Si nota che a livello scolastico gli studenti indiani non sono integrati.
Componente economica
Emerge dall’Agenda 21 locale l’importanza dell’agricoltura come settore produttivo importante. Si auspica il passaggio verso forme colturali più naturali per arrivare al biologico certificato. Mentre il settore manifatturiero appare in stasi, quello del commercio e dei servizi è dinamico e in crescita. Il turismo svolge un ruolo centrale. Si nota che in un’area come quella di Sabaudia, ricca di bellezze naturalistiche come il Parco nazionale del Circeo, la scuola – unico istituto d’istruzione superiore della città – non ha intrapreso alcuna iniziativa per creare sbocchi lavorativi nel settore del turismo sostenibile.
Attività per la scuola
L’attività di analisi si è conclusa con alcune proposte di intervento per la scuola. Per esempio: 1) sostituire molti prodotti (come detergenti, materiale cartaceo o tessile) con i corrispondenti ecologici secondo i criteri del Green Public Procurement (Gpp, in italiano “acquisti verdi della Pubblica amministrazione”, ovvero l’integrazione di criteri ambientali nelle procedure di acquisto); 2) utilizzare i prodotti alimentari della catena Fair Trade abbinando tale iniziativa a una maggiore conoscenza delle condizioni di lavoro delle comunità immigrate, in particolare di quella indiana; 3) progettare percorsi e modalità di turismo sostenibile; 4) supportare l’amministrazione comunale nell’ideazione di una campagna per la raccolta differenziata.
Un percorso didattico integrato
Come abbiamo detto, il lavoro su Agenda 21 può anche rappresentare un valido punto di partenza per costruire un percorso didattico multidisciplinare integrato. Per esempio, ci si può concentrare sulla valutazione del ciclo di vita di un prodotto (Life Cycle Assessment) nelle sue declinazioni gestionali (Life Cycle Management) ed economiche (Life Cycle Costing), per poi arrivare a definire il significato dei marchi ambientali e il loro utilizzo nel Green Public Procurement, sottolineando che un prodotto ecocompatibile non nuoce alla salute di chi lo produce e di chi lo usa, nel rispetto delle varie disposizioni normative (relative al sistema di etichettatura, al Testo unico per la sicurezza, al Reach ecc.). O, ancora, si possono analizzare temi di interesse generale a partire da problematiche locali: per esempio, l’insegnamento della chimica agraria deve focalizzarsi sulle peculiarità del terreno della zona, sulle coltivazioni tipiche e sugli inquinanti maggiormente presenti (è noto che nell’Agro pontino è ancora presente DDT in tracce usato negli anni quaranta per debellare la zanzara anofele). Inoltre: quali sono le condizioni di salute e di sicurezza delle comunità indiane dedite al lavoro nei campi? Sono a contatto con prodotti tossici? Quali? Gli studenti italiani sono consapevoli dei problemi dei loro compagni stranieri e dei motivi che hanno indotto le loro famiglie ad abbandonare il paese d’origine? Che cosa sappiamo dell’India? Ci sono prodotti alimentari provenienti dall’India sui quali abbiamo un minima garanzia di rispetto della manodopera? Quali? Un possibile percorso didattico in questa direzione è quello che emerge dalla mappa concettuale a pagina 40 e dalla tabella a pagina 41 presenti nel’articolo scaricabile in formato pdf.
Conclusione
Questa modalità di lavoro può essere adottata da ogni docente di scienze a seconda delle esigenze didattiche, della tipologia di scuola e del territorio nel quale questa è inserita, in particolare nell’insegnamento della chimica. In questo modo la chimica assume una dimensione di largo respiro, tale da costituire un trampolino di lancio per formare cittadini consapevoli, capaci di collocare i problemi locali all’interno di dinamiche globali e di influenzare le politiche ambientali con una partecipazione attiva e responsabile.
Multimedia
- Attività pratica sul tema della sicurezza sul luogo di lavoro. Scarica il pdf
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L’autrice
Teresa Celestino si è laureata in chimica a Trieste e ha conseguito l’abilitazione per l’insegnamento della chimica presso la Ssis dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha successivamente frequentato il master internazionale in Intercultural and Environmental Management of Schools. Attualmente insegna a Latina.
