Viaggio nella blogosfera
Quando un fenomeno di punta del Web 2.0 incontra i mondi della scienza e della scuola: piccola rassegna ragionata.
di Federico Ferrazza
Secondo una stima di Technorati – motore di ricerca dedicato solo ai blog – nel mondo ci sono 184 milioni di persone che hanno un diario online e sono 346 milioni i loro lettori: il 77% del pubblico attivo di Internet, quello che passa in rete diverse ore alla settimana. Un fiume in piena di informazioni soprannominato blogosfera. Ogni 24 ore, i blog di tutto il mondo vengono aggiornati un milione di volte, ricorrendo a 81 lingue diverse in altrettanti paesi. A tenere un blog sono soprattutto adulti: negli Stati Uniti e in Europa, infatti, i blogger che hanno più di 35 anni sono rispettivamente il 58 e il 52% del totale.
Diario di bordo
Ma che cos’è un blog? Si tratta di una tipologia di sito Internet caratterizzata da uno sviluppo verticale della pagina e in cui gli ultimi aggiornamenti o articoli (post) in ordine cronologico appaiono nella parte più alta della pagina stessa. Questo per quanto riguarda la struttura, mentre dal punto di vista dei contenuti si può capirne di più partendo dalla parola, neologismo nato dall’unione di web e log, ovvero il diario di bordo tenuto dal capitano di una nave. Per andare ancora più a fondo, un’ottima definizione è quella fornita da Geert Lovnik, direttore dell’Institute of Network Culture del politecnico di Amsterdam, nel suo libro Zero comments: «Un blog è […] una pubblicazione cronologica in rete aggiornata di frequente, un’agenda di pensieri personali e link, un misto tra i diari che raccontano quello che succede nella vita di una persona e un reportage o un commento su ciò che avviene nella rete o nel mondo là fuori» [1].
Certo, occorre trovare il giusto equilibrio tra quanto si scrive di personale e quanto di generale: «Se cominciate a scrivere del vostro cane, probabilmente state esagerando, ma qualche piccolo aneddoto sul vostro animale da compagnia non solo è carino: è addirittura essenziale», scrive Damien Carrington, giornalista scientifico del quotidiano britannico “Guardian”, in una guida online su come tenere un blog [2]. «In effetti, è proprio la vostra personalità che renderà unico il vostro blog e vi porterà in stretto contatto con i lettori».
Crearsi un diario online è semplicissimo. Ci sono infatti diversi siti Internet che consentono, dopo una semplice registrazione, di aprirne uno gratuitamente. Scrivere i post, poi, è ancora più facile: basta accedere alla propria pagina di gestione del blog e scrivere un titolo e il contenuto dell’articolo; successivamente, basta cliccare sul tasto “pubblica” e il post è online, pronto per essere letto e commentato. Anzi, sono proprio i commenti la vera anima dei blog. «Un buon blog si riconosce soprattutto dalla discussione con i lettori», afferma Carrington. «Un blog senza discussione è come un talk show radiofonico senza le telefonate degli ascoltatori. In pratica, un seminario».
Multimedia a portata di clic
La peculiarità dei blog (che ne spiega anche l’ampia diffusione) è dunque la semplicità. Che non si limita solo alle procedure per la pubblicazione di un testo scritto, ma anche a quelle per la pubblicazione di contenuti multimediali come i video. In rete – per esempio su YouTube – si trovano tantissimi video provvisti di un cosiddetto codice embed, una stringa di codice html che, copiato e opportunamente incollato, consente di far apparire il video sul proprio diario online.
Se quindi, per esempio, un docente di chimica o di biologia, volesse pubblicare sul suo blog un esperimento condotto in laboratorio, non dovrebbe far altro che mettere il video dell’esperimento su YouTube e copiare e incollare il codice embed sul diario. Il blog, inoltre, è un ottimo strumento per segnalare filmati realizzati da esperti e ricercatori. Oltre che su YouTube, video di questo genere sono facilmente reperibili su piattaforme nate per diffondere materiale scientifico. È il caso di SciVee (www.scivee.tv) o ScienceHack (www.sciencehack.com).
Anche i ricercatori postano
A proposito di scienza: è fra gli argomenti più trattati nei blog di tutto il mondo. Il perché è semplice da spiegare: da sempre, la circolazione delle idee e delle informazioni è alla base del progresso scientifico (tanto che il Web è nato proprio con questo fine). Sono dunque numerosi i ricercatori che tengono un
blog. Uno dei più seguiti in Italia è Keplero (www.keplero.org) curato da Amedeo Balbi, un ricercatore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma Tor Vergata, il cui taglio è decisamente popolare e divulgativo. Si parla soprattutto di spazio e cosmologia, con post di questo tenore: «L’altro giorno […] mi hanno chiesto (a sorpresa) se la prima impronta del piede di Neil Armstrong sulla Luna ci sia ancora. Come dicevo, nessuno è riandato a controllare di persona, ma dovrebbe essere proprio così […]».
Ci sono però anche blog più tecnici, pieni di formule e non accessibili a tutti. È il caso di alcuni post del blog di Marco Delmastro (www.bivacco.net/marco), studioso del Cern di Ginevra. Lo scorso settembre, raccontando alcuni episodi inerenti l’avvio di LHC (Large Hadron Collider), ha scritto: «Alle 11:30 la festa è
stata rovinata da un power cut al punto 3, che ha causato un quench multiplo dei magneti settore 34 […]». Va detto, però, che in altri post Delmastro utilizza uno stile più semplice e divulgativo, adatto a raccontare anche ai più inesperti frammenti della scienza che ruota intorno a LHC. Non sempre i blog scientifici italiani sono in italiano. Ne sa qualcosa Massimo Pinto, che racconta in inglese la ricerca italiana sul suo blog, ospitato dalla rivista scientifica britannica “Nature”. Il diario si chiama, con una buona dose di ironia, Science in the Bel Paese (http://network.nature.com/people/massimopinto/blog) e il suo obiettivo è quello di spiegare lo stato della ricerca in Italia, cercando di capire come mai siamo uno dei pochi Paesi industrializzati a ospitare un numero così ridotto di scienziati stranieri.
In effetti, sono centinaia i blog ospitati dalla piattaforma di “Nature” e curati da ricercatori di tutto il mondo, tutti in inglese e tutti con un taglio diverso; (quasi) tutti interessanti. Anche altri giornali scientifici, come “New Scientist” o “PLoS”, ne curano diversi. Imponente, in particolare, la sezione blog della rivista americana “Seed” (www.scienceblogs.com), con 73 diari suddivisi in varie categorie, dalla tecnologia alle scienze sociali.
Uno strumento per divulgatori
Tornando in Italia, oltre ai blog scientifici curati dai ricercatori, vanno segnalati anche quelli orientati alla divulgazione o all’informazione, in genere gestiti da esperti di comunicazione. Qualche esempio: il blog Divulgazione Scientifica.it di Sergio Pistoi (www.greedybrain.com/divulgazione) e I divagatori scientifici
(http://agora.torinovalley.com/divagatoriscientifici), curato da Chiara Manfredotti (insegnante) e Beatrice Mautino (comunicatrice). Oppure i tanti blog di giornalisti scientifici, come il diario di Anna Meldolesi (http://annameldolesi.italianieuropei.it), che si occupa principalmente dei rapporti fra scienza e politica, quello di Sylvie Coyaud (http://ocasapiens.blog.dweb.repubblica.it) e i blog curati dai giornalisti della rivista “Le Scienze”: Made in Italy, Storie spaziali, Piazza Vittorio, ecc.
Bloggare a scuola
Molto spesso, il passo dalla divulgazione alla didattica (o viceversa) è breve. Ecco quindi che la blogosfera italiana è popolata anche da diari curati da insegnanti e studenti. Il sito Internet Blog didattici offre una buona panoramica di questi siti. Vediamone qualcuno. Chimicando (http://chimicando.wordpress.com), per esempio, è un blog tenuto da Liliana Morena Pizzolorusso, docente di chimica presso l’Istituto agrario Bettino Ricasoli di Siena. Rivolgendosi ai suoi studenti, la professoressa scrive: «Vorrei tanto che il blog continuasse come comunicazione tra noi. Da casa a scuola o anche da casa a casa. Vorrei mi raccontaste difficoltà, paure o incomprensioni rispetto agli argomenti affrontati in classe». Per questo, la docente posta la programmazione o la sintesi di alcune lezioni e – aspetto divertente per gli studenti – alcuni video che riprendono gli esperimenti condotti in laboratorio. Un altro caso da segnalare è quello di MatematicaMente (http://matebi.splinder.com), curato da Maria Teresa Bianchi, docente di Matematica e Fisica del liceo statale Giuseppe Mazzatinti di Gubbio, in cui vengono postati esercizi o segnalazioni di eventi che hanno a che fare con la matematica organizzati dalla scuola umbra. Ci sono infine anche i blog curati da studenti e professori insieme. Galilei News (http://galileinews.splinder.com) è uno di questi, con un sottotitolo che recita: «Blog aperto a tutti i professori, agli studenti (e ai loro genitori) e al personale del liceo scientifico Galilei di Pescara». Per i ragazzi, inoltre, i blog possono costituire un’ottima occasione di aggregazione e di discussione attorno a un problema comune: non a caso, molti blog di studenti – per esempio quello «non autorizzato» degli studenti dell’Istituto Eugenio Montale di Pontedera, in provincia di Pisa (www.montale.ilcannocchiale.it) – sono nati durante la mobilitazione degli scorsi mesi contro il decreto legge di riforma della scuola.
La blogosfera, insomma, è immensa. Come si può rimanere sempre aggiornati sui blog che più ci interessano? A darci una mano sono gli aggregatori. Si tratta di software (molto spesso presenti anche direttamente sul Web, come nel caso di Google Reader) che, servendosi del formato Rss, consentono di “abbonarsi” gratuitamente a un sito e di ricevere sul proprio computer gli ultimi aggiornamenti di quel sito, che si tratti di un blog oppure di un giornale online.
La camera delle meraviglie digitali
I blog? Sono la versione tecnologicamente avanzata delle Wunderkammern (camere delle meraviglie), particolari ambienti in cui, a partire dal XVI secolo, i collezionisti conservavano raccolte di oggetti rari e straordinari. Questa, almeno, è l’opinione della scrittrice-blogger americana Heather McDougal, illustrata in un post del suo blog dal significativo titolo Cabinet of wonders (http://cabinet-of-wonders.blogspot.com). Per McDougal, i blogger presentano una collezione di immagini, idee e oggetti virtuali, secondo un ordine e uno stile che sono propri della visione del mondo di ciascuno e che danno vita a un personalissimo sistema di classificazione.
Un po’ come facevano – con mirabilia reali e non virtuali – i proprietari delle Wunderkammern alcuni secoli fa. Con un’importante differenza: i collezionisti ritenevano fondamentale il possesso degli oggetti della raccolta, che dovevano essere originali e autentici (in effetti, solo nobili, persone molto ricche oppure conventi e monasteri potevano avere una camera delle meraviglie). Al contrario, l’autore di un blog si “accontenta” di oggetti virtuali e poco gli importa della loro autenticità, anche perché il suo obiettivo è quello di condividerli il più possibile. V.M.
Risorse
1. G. Lovnik, Zero comments, Bruno Mondadori, Milano, 2008.
2. D. Carrington, How to set up a science blog
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L’autore
Federico Ferrazza, giornalista, scrive di tecnologia, telecomunicazioni e Internet su “L’Espresso”, “Il Sole 24 Ore” e “Il Venerdì di R epubblica”. È tra i fondatori di Galileo, media company che fornisce contenuti di carattere scientifico e del Cedites (Centro studi per la divulgazione della tecnologia e dellascienza).
