Insegnare scienza, oggi. Idee da una ricerca
dI Emilio Zanette
Problemi, bisogni e aspettative del docente di materie scientifiche nella scuola superiore: la “fotografia” in un’indagine condotta da GfK Eurisko per conto di Linx.
La ricerca Linx-GfK Eurisko aveva come fine la rilevazione di problemi, bisogni e aspettative del docente di materie scientifiche nella scuola superiore, con particolare riguardo al libro di testo e ai materiali didattici. Essa, dunque, ci restituisce la percezione che i docenti del campione utilizzato hanno della situazione in cui operano, non descrive la situazione stessa. Tuttavia, dato che i docenti sono gli attori principali del sistema (e sarebbe di grande interesse replicare l’indagine focalizzandola sugli studenti), esprimono un punto di vista privilegiato e capace, in controluce, di farci intravedere le dinamiche di fondo di questo settore. Che non presentano, è bene dirlo subito, solo aspetti critici e problematici. Questi ultimi, ovviamente, sono molto presenti, che si tratti di difficoltà generali del sistema-scuola (l’eccesso e insieme la scarsa incisività di iniziative riformatrici, l’inadeguata valorizzazione del ruolo docente, la burocratizzazione, la carenza di strumenti e materiali) o di una complessiva “crisi del patto formativo” derivante dagli scarsi investimenti, anche simbolici, sulle tematiche della formazione, cui non sembra essere più riconosciuta una centralità nell’universo della comunicazione sociale. Quando 64 insegnanti intervistati su 100 considerano l’insegnare oggi un compito più difficile che nel passato (Tabella 1) segnalano un problema che dipende da una molteplicità di fattori causali. È interessante peraltro che nel vissuto dei docenti sia sempre il rapporto con “i ragazzi” il centro di ogni riflessione (e si ricava l’impressione nettissima che questo rapporto “tenga”, nonostante tutto, e che costituisca tuttora un grande punto di forza)

Insegnare e/è motivare
Tra le difficoltà che si originano all’interno di questo rapporto due sembrano essere le più sentite: il diminuito livello nella preparazione di base degli studenti e la questione della loro motivazione. Quanto al primo, occorre dire che esso riguarda non solo il sistema delle conoscenze maturate nei cicli scolastici precedenti, – l’ “enciclopedia”, potremmo dire, con cui lo studente arriva alle superiori – ma un insieme di abilità che comprendono il metodo di studio, la capacità di analizzare ed elaborare un testo, la durata dell’attenzione e della concentrazione, il repertorio lessicale. La questione della motivazione è avvertita dai docenti come un problema cruciale, alla cui soluzione molti dedicano la gran parte delle loro energie. Le interviste “lunghe” che hanno preceduto la ricerca allo scopo di tararne obiettivi e metodologie, hanno rivelato una certa differenza su questo terreno fra docenti di liceo e docenti di istituti professionali (con quelli di istituto tecnico in un atteggiamento mediano). Schematizzando, possiamo dire che mentre i primi assegnano al proprio lavoro l’obiettivo fondamentale di trasferire contenuti, i secondi fanno i conti con il grande problema, innanzitutto, di motivare ai contenuti. Sono le due polarità fra le quali si distribuisce un arco ampio e variegato di comportamenti, nessuno dei quali peraltro ritiene ormai di poter dare la motivazione allo studio “per scontata”.
La carta del successo
È interessante però chiedersi che cosa possa contenere questa tematica e quali strategie possano essere attivate per innalzare o, spesso, suscitare la motivazione. Intanto, molti docenti ritengono che l’insegnamento delle discipline scientifiche debba istituire un rapporto più stretto e sistematico con la realtà dell’oggi e con le sue problematiche. Da qui una serie di comportamenti che vanno dall’inserimento nelle lezioni di tematiche di ordine sociale, ambientale, etico (soprattutto sul versante delle scienze naturali) all’utilizzo di filmati, video, strumenti diversi dal libro di testo, considerati più efficaci nel catturare l’attenzione. Ma vi è anche un tipo di motivazione che nasce dall’ “esperienza del successo”, secondo la felice formulazione di uno dei docenti intervistati: vale a dire, dal rinforzo positivo all’apprendimento che proviene dalla consapevolezza di acquisire via via un metodo di lavoro, delle conoscenze e delle competenze che consentono allo studente di compiere dei passi avanti, magari parziali, evitando quella sorta di “vocazione” all’insuccesso che caratterizza, come è noto, tanti percorsi scolastici negativi (un problema, diciamolo di sfuggita, particolarmente sentito nell’insegnamento della matematica, un settore al quale Linx dedicherà grande attenzione nei suoi programmi futuri).
Riuscire a parlarne
Un tema cruciale, all’intersezione di tutte queste problematiche, sembra essere quello del linguaggio. Non si tratta solo dello scarso possesso da parte degli studenti del lessico specifico delle discipline – che pure è rilevata come carenza di importanza primaria – o di un bagaglio lessicale complessivo sempre più ristretto. Il problema del linguaggio investe in modo forte i codici di comunicazione fra insegnanti e studenti e rimanda a una difficoltà di dialogo fra le generazioni che molti intervistati segnalano come rilevante. Qui un ruolo centrale è certamente ricoperto dal libro di testo, cui i docenti riconoscono tuttora grande importanza, accompagnata da un complessivo apprezzamento per la qualità media dei testi in circolazione. La proprietà e l’accessibilità del linguaggio impiegato sono al primo posto fra i criteri di scelta di un libro di testo; il libro è visto non solo come repertorio organizzato di contenuti e materiali, come “compagno” di un processo di apprendimento, come strumento di lavoro, ma anche come luogo di costruzione e di condivisione di un linguaggio comune all’interno della classe. Al tempo stesso, tuttavia, si avverte la necessità di strumenti che integrino il libro, sia per dare maggiore ricchezza al lavoro didattico sia per evitare, come alcuni docenti segnalano, che quest’ultimo si “appiattisca” sul manuale.
Guidati nella rete
Si apre qui il tema delle nuove tecnologie, dunque degli strumenti digitali impiegabili nel lavoro didattico e di Internet. Su tali questioni la ricerca fornisce molti spunti interessanti, che non possono essere approfonditi qui (ce ne occuperemo in dettaglio nei prossimi numeri di Linx Magazine). Si possono però rilevare alcuni dati di fondo. Il primo è che vi è un forte interesse da parte dei docenti nei confronti degli strumenti digitali (CD, DVD video, laboratori multimediali), pensati come modalità per rendere più motivante, più vicino ai ragazzi e in definitiva più efficace non solo l’insegnamento, ma anche lo studio a casa. Il problema, qui, sta nella dispersione degli strumenti a disposizione, nel loro non essere stati pensati, il più delle volte, come complementi organici del lavoro didattico, nella carenza di attrezzature multimediali nella scuola (o nella esasperante difficoltà di accedervi). L’altro dato riguarda l’utilizzo di Internet a scopi scolastici in campo scientifico, sia da parte dei docenti per formazione e aggiornamento, sia da parte degli studenti (Tabella 4). Si tratta, almeno nella percezione che i docenti ne hanno, di un utilizzo rilevante, assai più rilevante, come risulta da altre indagini parallele da noi effettuate, che nel comparto delle discipline umanistiche. I docenti intervistati hanno chiara consapevolezza che il web offre un patrimonio di saperi straordinariamente ricco, al quale oltretutto gli studenti accedono con facilità, perché la rete rientra ormai nelle loro consuete pratiche comunicative. Il problema è però altrettanto chiaro: l’utilizzo della rete a fini di studio va in qualche modo guidato, organizzato, reso consapevole e perciò produttivo. Se si vuole evitare di vedersi restituire come “ricerca” la stampata del primo articolo pescato in Internet sull’argomento, occorre che l’utilizzo della rete divenga esso stesso un momento di formazione.
Questo dal lato degli studenti. Da quello dei docenti, la richiesta è pure molto ben definita: in parte, riguarda la formazione all’uso didattico delle nuove tecnologie; in altra, e maggioritaria parte, è la ricerca di strumenti e indicazioni che permettano un uso più efficace della rete per l’autoaggiornamento e la preparazione di materiali didattici. Ma se si vuole indicare un punto d’approdo certo della ricerca, questo sta proprio nella consapevolezza da parte dei docenti intervistati che la partita dell’insegnamento / apprendimento delle scienze non si potrà giocare con successo, nel prossimo futuro, senza costruire un dialogo e una capacità di comunicazione fra docenti e studenti anche utilizzando il medium delle nuove tecnologie.
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L’autore
Emilio Zanette, dopo avere insegnato storia e filosofia nei licei, ha iniziato a operare nel campo dell’editoria scolastica. È attualmente uno dei direttori editoriali di Pearson Paravia Bruno Mondadori.
